Lo sbiancamento dei denti devitalizzati a cura del dott. Giorgio Stori, medico chirurgo odontoiatra

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Le cause più comuni che possono produrre un’alterazione cromatica dei denti devitalizzati possono presentarsi isolate o variamente associate tra di loro ed essere riassunte in:

Cause traumatiche e iatrogene: un trauma dentale o un’inadeguata pulpectomia, può condurre ad una disseminazione extraversale dei componenti ematici all’interno dei tubuli dentinali. I prodotti di degradazione dell’emoglobina contengono ferro in  quantità variabili. L’acido solfidrico prodotto dai batteri in presenza di ferro produce un sale (FeS) di colore nero, che può causare una colorazione grigia della corona dentale.

Incompleta eliminazione di tessuto pulpare: residui pulpari non completamente eliminati, possono andare incontro a trasformazione in tessuto necrotico. Quest’ultimo, attraverso la degradazione delle proteine, produce sostanze che possono indurre pigmentazione.

Cementi canalari: è particolarmente evidente quando alcuni materiali usati per il riempimento canalare, non sono stati rimossi completamente. Il tessuto necrotico attraverso la degradazione delle proteine, produce sostanze che possono indurre pigmentazione.

Tecniche di sbiancamento

Il trattamento di questo fastidiosissimo cambiamento di colore di un dente non più vitale, prevede l’utilizzo di una tecnica definita “walking bleach”.

Si applica al paziente la diga, poi si procede alla riapertura della camera pulpare, generalmente dalla parte posteriore del dente. Si asportano accuratamente tutti i residui eventuali di tessuto necrotico, di cemento canalare, di guttaperca: quest’ultima si rimuove fino all’imbocco del canale. Si procede quindi ad isolare questo imbocco con l’utilizzo di un cemento da sottofondi, per impedire che le sostanze chimiche che poi verrano introdotte nella camera pulpare per sbiancare , possono “infiltrare” il sigillo di guttaperca e cemento contenuti nel canale radicolare.

A questo punto possiamo introdurre nella camera pulpare del perossido di carbamide, che in soluzione acquosa si scinde in perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e urea.

L’effetto sbiancante non si aumenta solo aumentando la concentrazione dell’agente sbiancante, ma anche colore e luce aumentano accelerando la reazione.

Tutti i restauri estetici vanno pertanto eseguiti almeno 15 giorni dopo il trattamento sbiancante, quando inoltre vi è una stabilizzazione del colore.

Un’altra tecnica prevede l’utilizzo di perborato di sodio, solido bianco utilizzato come additivo nei detergenti sbiancanti, associato a perossido di idrogeno , a volume elevato.

Veniamo all’applicazione di queste due sostanze nel nostro dente: si mescola mezzo cucchiaino di perborato con alcune gocce di perossido di idrogeno a 120 volumi, fino ad ottenere una mousse, che viene introdotta con un otturatore a pallina all’interno della camera pulpare, e ivi lasciato per 20 minuti. L’applicazione viene ripetuta per 3 o 4 sedute, fino ad ottenere il risultato ottimale. Dopo ogni seduta viene applicata un’otturazione provvisoria.

L’otturazione definitiva verrà eseguita 15 giorni dopo aver ultimato lo sbiancamento.